Rebecca Priestley
Un tributo a mio padre, Nigel Priestley (1943-2014)

(pubblicato in The Listener, issue 3898, 22 gennaio 2015)

Un giorno, poco prima che iniziassi ad andare a scuola, mio padre mi portò al laboratorio centrale del Ministero dei Lavori Pubblici, dov’era direttore della sezione strutture. Quando i suoi colleghi, inevitabilmente, mi chiesero quanti anni avessi, risposi: “quattro punto nove cinque”.

Si misero a ridere, ma sono sicura che apprezzarono l’accuratezza della risposta. Spesso sottovalutiamo il valore di una passione per numeri e precisione, che si accompagna ad una rigorosa attenzione ai dettagli, ma in professioni come l’ingegneria si tratta di valori essenziali.

Mio padre, Nigel Priestley, era un ingegnere strutturista, lavorò in università neozelandesi, americane ed italiane e girò per i paesi sismici di tutto il mondo come consulente. Secondo Quincy Ma, presidente della New Zealand Society for Earthquake Engineering, Priestley nel corso della sua carriera “ha rivoluzionato la progettazione delle strutture sismo-resistenti”.

È morto poco prima di Natale. I premi e i riconoscimenti che ha ricevuto, inclusa una ONZM (New Zealand Order of Merit, NDT), sono puntualmente riportati nei necrologi. Ma lui era più che un ingegnere. Leggeva e scriveva poesie, suonava la chitarra classica ed era un abile falegname. Sono convinta che fosse questa combinazione di precisione e creatività a condurlo alle sue pensate migliori, caratterizzate dalla freschezza della visione in problemi di ingegneria e raccontate in libri che spiegavano come applicare queste nuove idee alla progettazione di edifici e ponti.

Le sue “full metal jackets” – un modo economicamente efficiente per rinforzare pile di ponti in calcestruzzo confinandole con piastre in acciaio per ridurre la probabilità di collasso in un terremoto – sono molto diffuse in California e sono state adottate a Wellington per adeguare il viadotto di Thorndon.

La sua trovata più rivoluzionaria è consistita nel rigetto del metodo tradizionale di progettare confrontando forza applicata e resistenza, utilizzato da sessant’anni in ingegneria sismica, per proporre e promuovere un metodo di progetto che si basa su confronti tra domanda e capacità in spostamento. Questo approccio consente una migliore comprensione della distribuzione di forze e spostamenti in una struttura ed ha portato a fondamentali cambiamenti nel modo di progettare. In particolare, permette agli ingegneri d imporre ad una struttura il modo in cui rispondere ad un moto sismico. Questa filosofia è stata presentata in dettaglio nel libro Displacement-Based Seismic Design of Structures, pubblicato nel 2007 con i colleghi Michele Calvi e Mervyn Kowalsky.

“La metodologia illustrata nel libro va rapidamente sostituendo il tradizionale approccio di progetto basato sulle forze a livello internazionale”, dichiara Richard Sharpe, direttore tecnico dell’area earthaquake engineering di Beca (la più importante società di ingegneria della Nuova Zelanda, NDT).

Un altro significativo progresso nella progettazione antisismica è stato Presss (precast seismic structural system), sviluppato sotto il coordinamento di mio padre. Mentre nel passato gli edifici venivano progettati per assorbire forze e ad un certo punto andare in crisi e crollare, con questo sistema si progettano strutture che si comportano come una serie di blocchi che possono oscillare e muoversi indipendentemente l’uno dall’altro. Per impedire loro di crollare in un terremoto, i blocchi sono tenuti insieme da cavi di acciaio che consentono il movimento relativo ma riportano sempre le parti alla loro posizione originale. La bellezza del sistema, e la ragione per cui è largamente usato nella ricostruzione di Christchurch, non sta solo nella maggiore protezione della vita umane, ma anche “nella sua capacità di ridurre il danno all’edificio o di limitarlo ad elementi che possono essere più facilmente sostituiti dopo un evento sismico”, dice ancora Sharpe.

Questa settimana sono tornata al lavoro nell’edificio Alan MacDiarmid alla Victoria University: si tratta del primo edificio multipiano costruito in Nuova Zelanda usando I cavi e gli elementi oscillanti del sistema Presss. Sono grata alla precisione di mio padre ed alla sua attenzione ai dettagli ed alla comunità degli ingegneri strutturisti di questo paese che lavorano per proteggere la vita e la proprietà in queste isole ballerine e nel mondo.

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L’edificio Alan MacDiarmid alla Victoria University a Wellington, costruito applicando il sistema PRESSS. (Credit: Victoria University of Wellington).

 

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“Sir” Nigel con le sue figlie, da sinistra, Rebecca, Rachel e Ana alla cerimonia degli IPENZ awards nel 2013. Nigel venne nominato Distinguished Fellow dell’Institute of Professional Engineers of New Zealand. (Credit: IPENZ).

Dr Rebecca Priestley

School of Chemical and Physical Sciences, Victoria University of Wellington

rebecca.priestley@vuw.ac.nz

 

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