EXE Po 2026: Droni, Satelliti e Competenze Scientifiche alla Prova nell’Esercitazione Nazionale sul Rischio Alluvionale

Particolare di drone in volo usato per esercitazione con logo esercitazione EXE PO 2026

Immaginiamo che si verifichino precipitazioni intense e persistenti su gran parte del bacino del Po. I livelli idrometrici aumentano progressivamente lungo tutti gli affluenti e lungo l’asta principale. Frane, smottamenti, criticità alla viabilità e problemi diffusi interessano diversi territori tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. È questo lo scenario della EXE Po 2026, l’esercitazione nazionale sul rischio alluvionale in corso dal 25 al 27 giugno e coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile italiano.

Per tre giorni il sistema di protezione civile mette alla prova procedure, strumenti e capacità di coordinamento in uno dei contesti più complessi del territorio italiano. Un esercizio che coinvolge istituzioni, strutture operative, amministrazioni locali, mondo della ricerca e centri di competenza, ognuno dei quali è chiamato a verificare sul campo la propria capacità di risposta a un evento che interessa l’intero bacino del Po.

Tra i soggetti coinvolti c’è anche la rete UAS dei Centri di Competenza del Dipartimento della Protezione Civile, composta da Arpa Valle d’Aosta, il Centro per la Protezione Civile dell’Università di Firenze, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Fondazione CIMA e Fondazione Eucentre, impegnata nelle attività di osservazione, rilievo e supporto tecnico-scientifico attraverso l’impiego di sistemi a pilotaggio remoto e tecnologie di osservazione della Terra.

La rete UAS del sistema di protezione civile si confronta con uno scenario di piena del Po

Nel corso dell’esercitazione, ogni squadra della rete UAS opera in modo coordinato mettendo a disposizione competenze complementari e strumenti diversi per acquisire informazioni sul territorio e supportare la costruzione di un quadro condiviso dello scenario.

Le esercitazioni come EXE Po 2026 sono momenti di verifica concreta: non soltanto degli strumenti e delle procedure, ma anche della capacità di operare in modo efficace all’interno di un sistema articolato, in coordinamento con altri centri di competenza e con le strutture operative sul territorio. Portare il nucleo di droni di Eucentre su uno scenario idraulico di questa scala significa misurare quanto le nostre competenze siano realmente trasferibili oltre il contesto per cui sono state originariamente sviluppate.

Le attività si basano principalmente sui rilievi a drone (ottici, termici, Lidar e multispettrali) al fine di acquisire e analizzare i dati geospaziali necessari alla comprensione e gestione dell’evento, al supporto alle sale operative e alla sperimentazione di procedure finalizzate a migliorare la conoscenza degli impatti e delle criticità simulate. Il personale operativo è direttamente impegnato nelle aree interessate dall’esercitazione, mentre figure specializzate supportano il coordinamento delle attività presso la sede dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo) a Parma.

Il rapid assessment con droni è una delle competenze che Eucentre ha sviluppato nell’ambito del rischio sismico e che si dimostra altrettanto efficace in contesti di emergenza idraulica. In uno scenario come quello simulato da EXE Po 2026 – vasto, dinamico, con criticità distribuite su più regioni – la capacità di acquisire dati geospaziali in tempi rapidi e di renderli disponibili alle sale operative è un contributo concreto alla gestione dell’evento.

Accanto all’impiego dei sistemi a pilotaggio remoto, l’esercitazione costituisce anche un’opportunità per testare l’integrazione tra diverse fonti informative. In particolare, vengono verificate le procedure di attivazione e utilizzo dei prodotti satellitari richiesti dalle Regioni coinvolte, valutando la disponibilità e l’utilità operativa dei dati nelle aree di interesse e sperimentandone l’integrazione nei flussi informativi a supporto delle attività di monitoraggio e analisi dello scenario.

In uno scenario esteso come quello del Po, nessuna singola tecnologia è sufficiente a restituire da sola la complessità dell’evento. L’esercitazione ci offre l’opportunità di verificare come osservazioni raccolte a pochi metri dal suolo e dati acquisiti dallo spazio possano dialogare tra loro, contribuendo a costruire una rappresentazione più completa e dinamica dello scenario. Mettere in relazione i rilievi effettuati con i droni, le informazioni satellitari e le richieste operative provenienti dai territori significa sperimentare concretamente quel processo di integrazione delle conoscenze che, durante un’emergenza reale, può aiutare a trasformare i dati in consapevolezza e supporto alle decisioni“, commentano Umberto Morra di Cella, responsabile UAV, e Luca Pulvirenti, responsabile osservazione satellitare, di Fondazione CIMA.

Tecnologie e collaborazione per rafforzare la capacità di risposta alle emergenze

EXE Po 2026 rappresenta un’importante occasione per verificare sul campo come competenze scientifiche, innovazione tecnologica e capacità operative possano integrarsi a supporto delle attività di protezione civile.

Per la rete dei Centri di Competenza, l’esercitazione consente di mettere alla prova non soltanto gli strumenti e le procedure, ma anche la collaborazione tra enti con competenze diverse e complementari. Un lavoro condiviso che contribuisce a rafforzare la capacità del Servizio Nazionale della Protezione Civile di acquisire informazioni tempestive, migliorare la comprensione degli scenari e supportare i processi decisionali nelle situazioni di emergenza.